Cultura
La marchinha
La prima musica composta espressamente per il carnevale che rimase indelebile nella storia culturale brasiliana fu la marcia O abre alas di Chiquinha Gonzaga, grande figura umana, compositrice, pasionaria e femminista ante-literam del Brasile. La marcia fu composta nel 1899 e ispirata, nelle cadenza ritmiche, ai ranchos e ai cordoes degli anni precedenti. Questa musica animò il carnevale carioca per tre anni consecutivi ed è conosciuta fino ai giorni nostri dal grande pubblico. Da allora le marce, dette anche machinas, diventarono popolari. Di movimento binario, con accento sul tempo forte (prima misura), erano inizialmente più lente per far si che i ballerini danzassero al suo ritmo. Con il passare del tempo, presero un andamento più accelerato per l’influenza delle jazz band; da quel momento furono conosciute come marchinhas. Dalla musica O abre alas ai successi carnevaleschi di oggi, furono molte le strade percorse dai generi musicali, fino al predominare definitivo del samba e della marchinha come ritmi prediletti: tango-chula, polka, marcha-rancho, fado brasiliano, marcha portoghese, toada, cançao, toada sertaneja, valzer, caterete, chula baiana e marcha-batuque, tra gli altri.
Le marchinhas del carnevale contrassegnarono un’epoca che si protrasse a lungo, di generazione in generazione, attraverso la divulgazione radiofonica, i balli di sala e, naturalmente, la strada. Furono molti i fattori che contribuirono al loro declino, ma senza dubbio il motivo fu legato alla supremazia della musica straniera e quella di altri generi carnevaleschi (come, ad esempio, il samba-enredo) i quali modificarono le abitudini di incisione da parte delle case discografiche (già allora per lo più multinazionali). Tra gli anni ’30 e ’40 il costo di produzione di un disco era basso e la sua diffusione gratuita, fattori che permisero alle case discografiche di ottenere grandi guadagni. Con l’affinamento delle tecniche di registrazione e lo sviluppo dell’industria discografica la qualità migliorò ma i costi di produzione subirono un’impennata, rendendo più ardua la diffusione delle marce. Fino al momento in cui, ad iniziare dagli anni ’60, le case discografiche cessarono di investire nel genere. Nonostante alcuni tentativi isolati principalmente da parte del compositore Braguinha e del presentatore Silvio Santos, la canzone carnevalesca cominciò ad essere ritenuta un investimento senza ritorno; le multinazionali preferirono diffondere musica straniera, utilizzando i nastri originali con costi molto ridotti. Il guadagno facile iniziò ad affermarsi nel mercato discografico e con esso gli artisti locali persero spazio e motivazione.
In questo modo aveva inizio il declino del genere carnevalesco, che perdendo l’appoggio dell’industria discografica e, conseguentemente, dei mass media, finì per soffocare. Restavano le incisioni dei vecchi classici, chiamati samba-enredo e samba de quadra che, grazie al prestigio crescente delle scuole di samba, contribuirono alla diffusione popolare del disco. Di fatto, il prestigio delle scuole di samba aumentava ogni anno e, se il mercato del disco continuò a non trarne grandi vantaggi, il fenomeno catalizzò l’attenzione di un mezzo di comunicazione ben più promettente: la televisione. Con l’inizio delle trasmissioni a colori, all’inizio degli anni ’70, il carnevale iniziò ad essere vissuto come uno spettacolo e con esso le scuole di samba ottennero grande attenzione da parte dei media. Per gli organizzatori, lo show rendeva – e rende tuttora – grazie alla vendita dei biglietti (per lo più acquistati dai turisti), ma anche grazie alla visione delle trasmissioni televisive. Il successo delle scuole di samba guadagnò al samba-enredo passaggi televisivi e assicurò il radicarsi della tradizione carnevalesca.